RISARCIMENTO DANNI

Oltre agli indennizzi lo Stato Italiano, riconosciuta, autonomamente o per accertamento giudiziale, la sua responsabilità morale e giuridica, oltreché sanitaria, per gli innumerevoli casi di danni a soggetti vaccinati ed emotrasfusi che, in tali circostanze, abbiano contratto una malattia, e comunque danni, in virtù di vaccinazioni, trasfusioni e somministrazione di emoderivati infetti, è tenuto al risarcimento dei gravi danni cagionati alle persone danneggiate per infezioni epatiche o comunque malattie provocate da strutture sanitarie, non necessariamente pubbliche. Il risarcimento spetta anche ai familiari o eredi del danneggiato per i danni che essi stessi abbiano ricevuto direttamente o indirettamente dal contagio o dalla patologia contratta dal loro congiunto e, a maggior ragione, se detto loro congiunto, a causa dell’ingravescenza delle patologie contratte, sia deceduto.

In realtà il concreto ottenimento di tali risarcimenti, che, in alcuni casi, possono anche essere molto considerevoli in corrispondenza e relazione alla gravità dei danni patiti, è affatto esente da ostacoli e resistenze degli organi amministrativi dello Stato che, il più delle volte, prova a costringere i danneggiati a onerosi percorsi giudiziari per ottenere quanto spettante. Ma, se i danneggiati o loro eredi, riescono a sfuggire alla fitta maglia di prescrizioni e decadenze, dei quali lo Stato ha tassellato l’itinerario amministrativo-giudiziario per ottenerli, è ben possibile pervenire all’integrale soddisfacimento del diritto al ristoro economico.

TERMINE DI PRESCRIZIONE PER IL DIRITTO AL RISARCIMENTO

DEL SOGGETTO DANNEGGIATO

Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno per chiunque abbia contratto una malattia (Epatite, AIDS, etc.) a seguito di una trasfusione di sangue infetto è di cinque anni, trattandosi di responsabilità extracontrattuale (che risiede in capo al Ministero della Salute, ex Ministero della Sanità).

Come insegnano le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, “…il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno di chi assume di aver contratto per contagio una malattia per fatto doloso o colposo di un terzo decorre, a norma degli artt. 2935 e 2947, c. 1, c.c, non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione che produce il danno altrui o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, ma dal momento in cui viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento doloso o colposo di un terzo, usando l’ordinaria oggettiva diligenza e tenuto conto della diffusione delle conoscenze scientifiche…” (Cassazione SS.UU. 583/2008 -vds anche conf.  SS.UU. 581/2008-).

Sinteticamente, quindi, il dies a quo della prescrizione, nei casi di danni lungolatenti (ovvero nel caso in cui vi sia uno sfalsamento temporale tra momento causativo del danno, manifestazione esteriore e percezione dello stesso), decorre dal giorno in cui il danno può essere percepito quale danno ingiusto conseguente al comportamento doloso o colposo di un terzo, usando l’ordinaria oggettiva diligenza e tenuto conto della diffusione delle conoscenze scientifiche.

Il consolidato approdo traccia dei connotati chiari della responsabilità civile.

Lo schema del danno lungolatente viene superato a favore di una responsabilità civile lungolatente, perché tutti gli elementi strutturali dell’illecito sono sfalsati nel tempo.

Indi, affinché decorra il dies a quo della prescrizione, è necessario che vengano ad emergere tutti gli elementi dell’illecito: non solo il danno, ma il danno ingiusto, collegato eziologicamente ad una condotta, attiva oppure omissiva, dolosa o colposa, di altri, e questa consapevolezza.

Ne segue, de plano, che la prescrizione decorrerebbe dal giorno della compresenza di tutti gli elementi strutturali dell’illecito, per cui tutta la responsabilità civile diviene lungolatente.

Indi, il termine prescrizionale, di cui alla fattispecie tipica a mani, inizia a decorrere dal giorno in cui il danneggiato ha avuto consapevolezza della riconducibilità del suo stato morboso alla trasfusione subita.

Il momento di tale consapevolezza, indi il dies a quo della prescrizione, secondo ancora l’orientamento giurisprudenziale delle Sezioni Unite della Suprema Corte, coinciderebbe “…con la proposizione della relativa domanda amministrativa” (Cass. civ., Sez. Unite, 11/01/2008, n. 576).

Avv. Silvio VIGNERA

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