Domande Frequenti

  • Quali servizi offre l’associazione ATEM?

 

L’associazione, acquisiti gli elementi del caso sottoposto valuta, attraverso i propri esperti (legali, medici legali, specialisti, psicologi) se spettano indennizzi e/o risarcimenti al  contagiato o ai suoi eredi a seguito di emotrasfusione o di danni conseguenti a vaccinazione, dialisi e malasanità in genere.

 

  • La vostra consulenza è gratuita?

 

 

  • Avete già risolto dei casi? Con quale risultato?

 

Sì, sono tanti, ed anche recentissimi, i casi risolti, come riportati in alcuni esempi che seguono (per volontà degli stessi soggetti danneggiati, nell’esporre i casi che seguono, verranno omessi alcuni singoli e specifici dati che potrebbero ricondurre alla loro indentificazione).

 

  • Emotrasfuso nel 1983. Risarciti ed indennizzati gli eredi con € 824.500,00 nel 2016.

 

Il caso riguarda un uomo di nemmeno trent’anni d’età che nel 1983 per un “trauma toracico-addominale”, ricoverato presso un ospedale dell’ennese, veniva sottoposto a trasfusione di sangue.

A distanza di anni l’uomo scopriva d’aver contratto l’epatite C che, aggravatasi in “cirrosi epatica, alla fine del 2008, cioè a distanza di 25 anni dall’emotrasfusione, lo conduceva al decesso.

La moglie ed i figli superstiti dell’uomo nel 2012 si sono rivolti all’Avv. Silvio VIGNERA (ora Vice Presidente dell’Associazione).

Il Tribunale di Caltanissetta, appena due anni dopo, con sentenza del 2014 condannava il Ministero della salute a risarcire moglie e figli con Euro 747.000,00. Gli stessi ottenevano anche  una tantum. Il tutto per complessivi Euro 824.500,00.

 

  • Contraeva la “poliomelite” in conseguenza di vaccino antipolio somministratogli nel 1978/1979. Risarcito con € 802.000,00 ed un assegno mensile (vita natural durante) di quasi € 5.000,00.

 

Il caso riguarda un ragazzo di Catania che nei primi anni di vita (tra il 1978 ed il 1979) ha avuto somministrate le vaccinazioni obbligatorie, tra cui tre dosi di vaccino antipolio.

Divenuto adulto, nel 2013 si è rivolto all’Avv. Silvio VIGNERA (ora Vice Presidente della Associazione) per valutare la possibilità di ottenere gli indennizzi ed il risarcimento previsti dalla legge da parte del Ministero della Salute. Esaminata e valutata la pratica, ci si è attivati e seguendo l’itinerario più veloce, senza intraprendere causa, si è ottenuto nel 2014 per il cliente un indennizzo di circa € 802.000,00 oltre ad un assegno mensile di quasi € 5.000,00, che il Ministero della Salute dovrà corrispondergli vita natural durante.

 

  • Emotrasfusa nel 1969. Riconosciuto risarcimento ed indennizzi agli eredi, in primo grado, per complessivi € 933.000,00.

 

Il caso riguarda una donna che, giovanissima, nel 1969, in ospedale per metrorragia postpartum, veniva sottoposta a ripetute trasfusioni di sangue.

Trentasette anni dopo scopriva d’essere affetta da epatite C che, aggravatasi, prima, in “HCC cirrosi epatica HCV correlata con ipertensione portale” e, dopo, in “epatocarcinoma, emoperitoneo da sanguinamento-epatocarcinoma, sindrome epato-renale”, nel 2009 la conduceva al decesso.

I figli superstiti ci hanno contattati e, valutato il caso, veniva intrapresa azione giudiziaria. Il Tribunale competente si è pronunciato con sentenza del 2015, riconoscendo loro un risarcimento di € 833.000,00, cui vanno aggiunti poco più di € 100.000,00 quali indennizzi ed una tantum.

Indi, allo stato, complessivamente, i figli della sfortunata donna hanno avuto riconosciuti risarcimento ed indennizzi per complessivi Euro 933.000,00.

Riteniamo molto maggiore il risarcimento loro spettante, pertanto avverso la predetta sentenza si è posto appello.

 

  • Emotrasfusa nel 1978. Riconosciuto risarcimento di € 575.000,00 oltre ad altri indennizzi spettanti per legge.

 

Giovanissima, nel 1978 (all’età di appena 12 anni), in ospedale per “porpora trombocitopenica”, veniva sottoposta a trasfusioni di sangue.

Oltre trent’anni dopo, durante altro ricovero ospedaliero, le veniva rilevata la positività al virus dell’epatite C.

Ci contattava e nel 2014 iniziavamo causa, non volendo il Ministero della Salute adempiere spontaneamente.

Nel settembre 2015 (a poco più di un anno), accertato il nesso di causalità tra le trasfusioni di sangue subite e l’epatite virale contratta, ed accertata la responsabilità del Ministero della Salute, il Tribunale competente emanava sentenza con la quale alla donna è stato riconosciuto un risarcimento danni ammontante ad € 575.000,00.

A tale importo risarcitorio andranno aggiunti gli indennizzi che spettano alla donna per legge.

 

  • Emotrasfusa nel 1971. Riconosciuti indennizzi agli eredi per circa € 110.000,00 (ora in causa per ottenere il risarcimento dei danni).

 

Caso di una donna che nell’anno 1971, patendo ricorrenti metrorragie, veniva ricoverata in ospedale, ove veniva sottoposta a ripetute trasfusioni di sangue.

Oltre trent’anni dopo scopriva d’aver contratto l’epatite C che, aggravatasi in “epatocarcinoma multifocale con trombosi portale neoplastica, su cirrosi epatica HCV correlata”, nel 2010 l’ha condotta al decesso.

Il coniuge e la figlia ci hanno contattati e si è riuscito a dimostrare il nesso causale tra le trasfusioni di sangue praticate alla donna, l’epatite contratta ed il decesso della medesima, ed anche la tempestività delle istanze amministrative rivolte al Ministero della Salute. Con sentenze del 2015 e 2016 hanno avuti riconosciuti indennizzi ed assegno una tantum per circa Euro 110.000,00.

Inoltre, si è in giudizio, con altra procedura specifica, per ottenere anche il risarcimento dei danni. Risarcimento che ove, com’è presumibile, verrà riconosciuto, sarà di importo di gran lunga superiore rispetto agli indennizzi già riconosciuti.

 

  • Emotrasfusa nel 1987. Riconosciuti parte degli indennizzi agli eredi (ora in causa per ottenere altri indennizzi oltrechè il risarcimento dei danni).

 

Caso di una donna che nell’anno 1987 veniva ricoverata presso un ospedale di Catania ove, per le necessità del caso, veniva sottoposta a trasfusioni di sangue.

Alcuni anni fa scopriva l’Epatite cronica HCV correlata che la contagiava e che, poi, nel 2011, l’ha condotta al decesso.

Alcuni anni dopo il decesso della congiunta, ci hanno contattati il coniuge ed i figli, e si è intrapreso l’iter necessario.

La prima sentenza ha riconosciuto gli arretrati degli indennizzi che sarebbero spettati direttamente alla defunta. Con altri giudizi si stanno chiedendo l’assegno una tantum (di circa € 77.500,00) ed il più cospicuo risarcimento dei danni.

 

  • Emotrasfusa nel 1967. Riconosciuto l’indennizzo una tantum agli eredi di circa € 77.500,00 (ora in causa per ottenere il risarcimento dei danni).

 

Caso di una donna che nell’anno 1967, per “rottura di una tuba gravida con emiperitoneo e stato di shock anemico”, veniva ricoverata presso un ospedale di Caltanissetta ove veniva sottoposta a trasfusioni di sangue.

Decenni dopo scopriva d’essere affetta da Epatite C che, aggravatasi in “cirrosi epatica HCV correlata scompensata”, l’ha condotta al decesso agli inizi del 2007.

Alcuni anni dopo il decesso della congiunta, ci hanno contattati il coniuge e la figlia.

Intrapreso l’iter necessario, senza intraprendere causa, agli inizi del 2016 si è ottenuto per i clienti il riconoscimento dell’indennizzo una tantum, pari a circa € 77.500,00.

È in corso il giudizio per il riconoscimento del ben più cospicuo risarcimento danni.

 

  • Emotrasfusa nel 1977. Riconosciuti gli indennizzi (ora in causa per ottenere il risarcimento dei danni per la stessa danneggiata e per il coniuge).

 

Caso di una donna che nell’anno 1977 veniva ricoverata presso un ospedale dell’ennese per “gravidanza extrauterina” e, nella cui circostanza, veniva sottoposta a trasfusioni di sangue.

Solo pochi anni fa ha scopeto d’essere Epatite C positiva.

Dopo che ci ha contattati si è intrapreso l’iter necessario.

La prima sentenza, di fine 2016, le ha riconosciuto il diritto agli indennizzi spettantile per legge (al momento, a titolo d’arretrati, ammontanti a circa € 43.000,00).

In corso è il giudizio in cui si è chiesto il più cospicuo risarcimento dei danni subiti dalla stessa danneggiata, oltrechè per il dilei coniuge per i danni di riflesso patiti dal medesimo in conseguenza della contagiosa malattia epatica contratta dalla moglie.

 

Entro quanto tempo vanno chiesti gli indennizzi o il risarcimento?

 

I termini per chiedere gli indennizzi o risarcimento sono vari e diversi, dipendono dal tipo di erogazione economica che viene chiesta e dalle specifiche circostanze di ogni caso.

 

  • L’associazione ha una struttura che può seguire il singolo caso fino ad ottenere il risarcimento e/o gli indennizzi?

 

Sì, l’associazione, dopo aver valutato, preliminarmente, attraverso i suoi consulenti specializzati, i diritti che spettano al contagiato (danneggiato) e/o ai suoi cari (eredi e non), col consenso degli interessati, affida il caso ai singoli specialisti convenzionati del settore, che lo seguiranno fino alla fine.

 

  • Come devo procedere per avviare il recupero del risarcimento o degli indennizzi?

 

Occorre far pervenire all’associazione tutta la documentazione medica necessaria, cartelle, esami, ecc., oltre ad una sintetica e chiara esposizione del caso. L’associazione tempestivamente contatterà l’interessato.

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