Alcuni tra i casi affidatici

BUONE NOTIZIE PER LE VITTIME DI EMOTRASFUSIONE CONTAGIOSA.  PIÚ DI UN MILIONE DI EURO RICONOSCIUTO AGLI EREDI.

BUONE NOTIZIE PER LE VITTIME DI EMOTRASFUSIONE CONTAGIOSA. PIÚ DI UN MILIONE DI EURO RICONOSCIUTO AGLI EREDI.

Il 27 settembre scorso abbiamo avuto comunicato la notizia dallo studio dell’Avv. Silvio Vignera, che  supporta la nostra Associazione e coloro i quali sono vittime di contagi emotrasfusivi e comunque di malasanità, che un attento e acuto Tribunale Siciliano aveva quel giorno depositato la sentenza che riconosceva ai superstiti, di una donna deceduta per le conseguenze di emotrasfusioni contagiose praticatele nell’anno 1971, un risarcimento più di un milione di euro.

Vi segnaliamo  alcuni principi cardini espressi dalla indicata sentenza.

Il Tribunale ha in particolare chiarito che il termine per la prescrizione del diritto al risarcimento del danno da emotrasfusione decorre non dalla data in cui viene praticata l’emotrasfusione ne da quella, sempre successiva, in cui il contagio scopre la patologia ma da quello, quasi sempre successivo ( nel caso in cui alla sentenza anno 2007)in cui si scopre che la patologia è la conseguenza dell’emotrasfusione.

Ha poi il Tribunale precisato un altro principio molto importante e favorevole ai danneggiati secondo cui “il Ministero della Salute, nonostante gli espressi obblighi di controllo cui era tenuto già in epoca anteriore alle dette trasfusioni(v.l. n. 592/1967), ha omesso di adottare, nel periodo tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta, le precauzioni volte ad assicurare un effettivo monitoraggio sulla qualità del plasma ( e dei suoi derivati) che veniva somministrato”

Pertanto è favorevole ai danneggiati il principio affermato al Tribunale che riconosce la responsabilità del Ministero anche per le emotrasfusioni praticate tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta, che, invece, un orientamento giurisprudenziale di segno opposto negava.

Il Tribunale ha anche ritenuto , favorevolmente alla danneggiata, che la precedente sentenza che le riconosceva il diritto all’indennizzo (pensione), aveva efficacia e quindi andava valutata anche nel giudizio per il risarcimento del danno.

La sentenza inoltre ha sancito anche altri principi che, per non annoiare il lettore con un articolo troppo lungo, ci riserviamo di pubblicare in un prossimo articolo.

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MUORE A CAUSA DI UN EMOTRASFUSIONE SUBITA NEL 1971. ORA IL TAR CONDANNA IL MINISTERO A PAGARE AGLI EREDI GLI INDENNIZZI SPETTANTI ALLA MADRE.

MUORE A CAUSA DI UN EMOTRASFUSIONE SUBITA NEL 1971. ORA IL TAR CONDANNA IL MINISTERO A PAGARE AGLI EREDI GLI INDENNIZZI SPETTANTI ALLA MADRE.

UNA GIOVANE DONNA, NEL 1971, A CAUSA DI PERSISTENTI “METRORRAGIE” VIENE RICOVERATA, PRESSO UNA STRUTTURA OSPEDALIERA PUBBLICA E LÌ SOTTOPOSTA,UNICA VOLTA NELLA SUA VITA, A TRASFUSIONE DI SANGUE.

DOPO QUASI 20 ANNI DA QUESTO RICOVERO, LE VIENE DIAGNOSTICATA EPATITE CRONICA HCV CORRELATA.

FINO AL 1992, INFATTI, LA SFORTUNATA PAZIENTE ERA TOTALMENTE ALL’OSCURO DEL CONTAGIO.

DA QUEL MOMENTO IN POI LA SUA VITA CAMBIA DRASTICAMENTE.

INIZIA LA TERAPIA FARMACOLOGICA NECESSARIA, LA PATOLOGIA INIZIA A PROGREDIRE FINO AD EVOLVERSI, PULTROPPO IN CERROSI EPATICA.

NEL 2007, RICOVERATA PER CONTROLLI, VIENE INFORMATA DAI SANITARI DELLA STRUTTURA DELLA POSSIBILE CAUSA DEL SUO CONTAGIO: QUELLE TRASFUSIONI CHE NEL 1971 LE SALVARONO LA VITA, L’AVEVANO PERÓ CONTAGIATA.

NEL 2010, IL QUADRO CLINICO SI AGGRAVA ULTERIORMENTE SFOCIANDO IN EPATOCARCINOMA, CHE, DA LÌ A POCO, LA CONDUCEVA AL DECESSO.

DOPO AVER PRESO COSCIENZA DEL DANNO CHE AVEVA SUBITO LA MADRE, LA FIGLIA SI RIVOLGE ALLO STUDIO LEGALE DELL’AVV. SILVIO VIGNERA, SPECIALIZZATO NEL SETTORE DEL RISARCIMENTO DANNO DA EMOTRASFUSIONE, IL QUALE SI ATTIVA PREDISPONENDO L’ ITER NECESSARIO PER L’OTTENIMENTO DEGLI INDENNIZZI.

NEL 2010 FANNO DOMANDA PER OTTENERE GLI INDENIZZI MA LA COMMISIONE  MEDICA OSPEDALIERA RIGETTA LA DOMANDA PER TARDIVITÁ.

VIENE SUBITO POSTO RICORSO GIUDIZIARIO, CHE VIENE ACCOLTO DAL TRIBUNALE.

IL MINISTERO PROPONE APPELLO CHE LA CORTE D’APPELLO LO RIGETTA CONDANNANDO AL PAGAMENTO DEGLI INDENNIZZI E DEGLI ARRETRATI MATURATI DAL MESE SUCCESSIVO ALLA DOMANDA  FINO ALLA DATA DI DECESSO DELLA SIGNORA.

IL MINISTERO NON PAGA SUBITO COSÌ L’AVVOCATO DEPOSITA RICORSO AL TAR IL QUALE IMPONE AL MINISTERO IL PAGAMENTO DELL’INDENNIZZI ENTRO 60 GIORNI.

LA FIGLIA VUOLE OTTENERE GIUSTIZIA TOTALE, E NEL FRATTEMPO, HA INTRAPRESO, INSIEME ALL’AVVOCATO VIGNERA, UN’ALTRA PROCEDURA PER OTTENERE ANCHE IL RISARCIMENTO DEL DANNO.

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TAR CONDANNA IL MINISTERO DELLA SALUTE A PAGARE GLI INDENNIZZI PER UNA TRASFUSIONE SUBITA NEL 1978.

TAR CONDANNA IL MINISTERO DELLA SALUTE A PAGARE GLI INDENNIZZI PER UNA TRASFUSIONE SUBITA NEL 1978.

UNA DONNA NEL 1978 VIENE RICOVERATA PRESSO UNA STRUTTURA PUBBLICA PER PORPORA TROMBOCITOPENICA ED IN TALE CIRCOSTANZA  LE VENGONO PRATICATE DUE TRASFUSIONI DI SANGUE. SOLO NEL SETTEMBRE DEL 2009 DURANTE UN RICOVERO PER NEOPLASIA MAMMARIA APPRENDE LA PROPRIA POSITIVITÁ AL VIRUS DELL’APATITE C.

NEL 2011 PRESENTA DOMANDA PER IL RICONOSCIMENTO DEI BENEFICI DI LEGGE.

LA COMMISSIONE MEDICA OSPEDALIERA, RICONOSCE LA TEMPESTIVITÁ DELLA DOMANDA E LA SUSSISTENZA DEL NESSO CAUSALE TRA LE TRASFUSIONI E LA PATOLOGIA ACCERTATA, MA RITIENE LA DOMANDA NON ACCOGLIBILE  PERCHÉ AFFERMA CHE LA PATOLOGIA NON SAREBBE TANTO GRAVE DA ESSERE ASCRITTA  AD ALCUNA DELLE CATEGORIE PREVISTE DALLA LEGGE.

LA DONNA SI RIVOLGE ALLO STUDIO LEGALE DELL’AVVOCATO VIGNERA , IL QUALE, SI ATTIVA SUBITO PER FARLE OTTENERE LA GIUSTIZIA CHE MERITA. RICHIEDE INFATTI TRA L’ALTRO, AL TRIBUNALE UNA CONSULENZA TECNICA D’UFFICIO CHE HA ACCERTATO, DA UNA PARTE, LA RICONDUCIBILITÁ ALL’EMOTRASFUSIONE DELLE INFEZIONI EPATICHE DA CUI È AFFETTA LA DONNA E, DALL’ALTRA, L’ASCRIVIBILITÁ  ALLA IV CATEGORIA. PERTANTO IL TRIBUNALE HA CONDANNOTO IL MINISTERO DELLA SALUTE A PAGARE I BENEFICI SPETTANTI PER LEGGE.

VISTO CHE IL  MINISTERO NON HA PROVVEDUTO AL PAGAMENTO DÌ QUANTO DOVUTO SI È PROVVEDUTO AD UN RICORSO PER OTTEMPERANZA AL TAR IL QUALE HA ACCOLTO IL RICORSO E  CON LA SENTENZA N°526/2018 DEL 09/03/2018 HA  CONDANNATO IL MINISTERO DELLA SALUTE AL PAGAMENTO DEGLI INDENIZZO A VITA  PREVISTI DALLA LEGGE E TUTTI GLI ARRETRATI, ENTRO 60 GIORNI.

NEL FRATTEMPO È STATO INTRAPRESO GIUDIZIO PER OTTENERE ANCHE IL RISARCIMENTO DEL DANNO, CHE SI CONFIDA AVRÀ ESITO POSITIVO.

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MUORE A CAUSA DI UN EMOTRASFUSIONE SUBITA NEL 1969. IL TAR CONDANNA IL MINISTERO A PAGARE GLI ARRETRATI

MUORE A CAUSA DI UN EMOTRASFUSIONE SUBITA NEL 1969. IL TAR CONDANNA IL MINISTERO A PAGARE GLI ARRETRATI

UNA DONNA NEL 1969 VIENE SOTTOPOSTA AD UNA TRASFUSIONE DI SANGUE A CAUSA DI UNA METRORAGGIA POST PARTUM, E CONTRAE UN EPATIE CRONICA DA HCV.

LA DONNA DIVIENE CONSAPEVOLE DEL NESSO CAUSALE TRA LA PATOLOGIA AL FEGATO E L’EMOTRASFUSIONE SOLO NEL 2006 A SEGUITO DI UN RICOVERO. DOPO TRE ANNI MUORE A CAUSA DI QUESTA PATOLOGIA.

I FIGLI INTRAPRENDONO IN QUALITÁ DI EREDI L’ITER GIUDIZIARIO, PER IL RICONOSCIMENTO DEGLI INDENIZZI PREVISTI DALLA LEGGE CHE IN SEDE AMMINISTRATIVA GLI VENGONO NEGATI.

SI RIVOLGONO, PER CHIEDERE CONSULENZA, ALLO STUDIO LEGALE DELL’AVVOCATO, SILVIO VIGNERA , IL QUALE SI ATTIVA SUBITO PER FAR OTTENERE AGLI EREDI LA GIUSTIZIA CHE MERITANO, PROCEDENDO CON RICORSO.

L’ATTIVITÁ DIFENSIVA MESSA IN ATTO DALL’AVVOCATO VIGNERA RAGGIUNGE I RISULTATI ATTESI, E CON LA SENTENZA DEL TAR N° 463/2018 DEL 26/02/2018 VIENE CONDANNATO IL MINISTERO DELLA SALUTE AL PAGAMENTO DEGLI INDENIZZI E DELL’INFERMITÁ INTEGRATIVA IN FAVORE DEGLI EREDI A DECORRERE DAL PRIMO GIORNO DEL MESE SUCCESSIVO A QUELLO DELLA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA FINO AL GIORNO DEL DECESSO DELLA MADRE, ED INOLTRE VIENE CONDANNATO ANCHE AL PAGAMENTO DI UNA PENALITÁ DI MORA PER OGNI ULTERIORE GIORNO DI RITARDO CON DECORRENZA DAL GIORNO DELLA COMUNICAZIONE DELLA SENTENZA FINO AL SODDISFO.

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CONTRAE L’EPATITE DOPO UNA TRASFUSIONE: IL BAMBINO ADESSO DIVENTATO RAGAZZO HA OTTENUTO UN RISARCIMENTO DANNI DI OLTRE 700 MILA EURO

CONTRAE L’EPATITE DOPO UNA TRASFUSIONE: IL BAMBINO ADESSO DIVENTATO RAGAZZO HA OTTENUTO UN RISARCIMENTO DANNI DI OLTRE 700 MILA EURO

Il giovane affetto dalla nascita da Talassemia vince la sua battaglia contro il Ministero della salute che gli ha riconosciuto anche, la pensione a vita.

Tutto ha inizio negli anni ‘80 quando il fanciullo inizia le prime trasfusioni perché affetto da Talassemia Major, a causa della sua patologia infatti, deve ricorrere a trasfusioni periodiche di sangue. A seguito di una di queste trasfusione viene contagiato dal virus dell’EPATITE C, contagio che scopre solo molti anni dopo.
Dopo dei controlli di routine, alla madre viene comunicato che il figlio, ancora minorenne, aveva contratto la patologia.
La donna, tenta di avere giustizia, iniziando l’iter burocratico previsto dalla legge.
Nel ’99 A. M., viene sottoposto ad esame della Commissione Medico Ospedaliera ma, la donna, non ottiene nulla.
Passano gli anni e il ragazzo, ormai trentenne, viene a conoscenza che la sua patologia potrebbe essere causata da una delle trasfusioni occasionali che ha subito in passato. Nel 2016 si rivolge all’Associazione Atem e conosce l’avvocato Silvio Vignera il quale mette in atto una linea difensiva BREVE, ma subito EFFICACE, tanto da arrivare in POCHISSIMI MESI DI GIUDIZIO.
Con sentenza del 9 gennaio 2018 infatti, uno dei Tribunali della provincia di Palermo, riconosce il diritto del malato, danneggiato, ad ottenere dal Ministero della Salute l’indennizzo a vita previsto dalla legge e tutti gli arrestati maturati.
Il Ministero dunque, ammette che il giovane ha contratto l’Epatite per colpa della trasfusione.
A. M., ha ottenuto la sua rivincita ma, nessuno mai gli potrà ridare quella vita di bambino normale che non ha mai avuto.
Eppure, basterebbe un esame preventivo.

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